Comunicare l’Europa in tempo di crisi

Riunione nazionale Europe Direct Network – Roma 28-29 maggio 2012 – La comunicazione in tempi di crisi economica

Si è conclusa da poco la riunione nazionale dei centri che si occupano, a livello locale, di promuovere le politiche europee, un’attività che li ha visti in prima linea nell’azione di comunicazione dei grossi cambiamenti che questa Unione ha portato negli ultimi anni: l’avvento dell’Euro, l’allargamento ad est, l’inserimento di nuovi progetti di scambio o di nuovi finanziamenti, l’anniversario di importanti trasguardi di integrazione.

Ed ora?

Sono stati messi da parte i grandi slogan: Uniti nella diversità, Più forti insieme, Unifichiamo l’Europa nella pace e nella democrazia, e al loro posto si discute e si fanno prospettive sul futuro incerto e dall’orizzonte poco roseo: crisi finanziaria, eurobond, fiscal compact, sovranazionalismo, doppia maggioranza.

In questa riunione ho seguito l’intervento di Sergio Fabbrini, direttore della School of Government e professore di Scienza politica e Relazioni internazionali all’Università di Roma “LUISS Guido Carli”.

Ha esordito con un “Ci sono punti di domanda inquietanti sul futuro dell’UE“, che ha raggelato la platea, ma poi ha continuato fornendo un’analisi chiara e concisa dei passaggi critici che ha vissuto l’Unione in questi ultimi anni.

Purtroppo la crisi ha colpito l’Europa proprio mentre il trattato costituzionale prendeva forza, e la risposta non è stata quella di trovare una soluzione all’interno della carta in vigore, ma di aggiungere nuovi trattati.

Il Trattato di Lisbona ha infatti creato due regimi: uno sovranazione e uno intergovernativo. Quest’ultimo non sta funzionando e ha portato ad una risposta europea TOO LATE, TOO LITTLE.

Quali sono i nodi da sciogliere?

1. Diritto di veto che sempre più blocca decisioni che dovrebbero essere prese in tempi brevi, considerando infatti che i mercati e la crisi non aspettano le negoziazioni del Consiglio Europeo per mediare tra interessi nazionali diversi.

2. Mediazione tra alcuni Stati (quelli continentali) che credono che la soluzione sia l’Europa, e quindi il sovranazionalismo, perchè hanno visto come il nazionalismo sia capace di distruggere la democrazia, e altri (quelli insulari) che dalla storia passata hanno appreso che il nazionalismo può essere liberale, e non per forza autoritario, e quindi non vogliono perdere sovranità.

3. la mediazione del punto 2 permetterebbe di raggiungere quell’equilibrio istituzionale, espressione di una democrazia composita, fra istituzioni rappresentative dei paesi e quelle rappresentative dei cittadini.

Possibili futuri scenari?

Al netto delle incognite turbolenze economiche, fermo restando che il Fiscal compact non può funzionare, se non viene sovranazionalizzato, è necessario rafforzare la testa politica dell’UE:

  • attraverso la nomina popolare del Presidente della CE (solo che questo creerebbe squilibri tra paesi più e paesi meno rappresentati nel PE) o
  • attraverso un meccanismo di sovranazionalizzazione del Consiglio Europeo, ad esempio con l’elezione del Presidente da parte dei Parlamenti nazionali, in modo da dare uguale potere a tutti gli Stati, mantenendo comunque forte il ruolo della Commissione.

Evidentememente l’imperativo è: “uscire dagli schemi consolidati! Tirare fuori soluzioni creative!”, ma focalizzando bene l’obiettivo importante di garantire un equilibrio tra interesse degli Stati e interesse dei cittadini.

Non possiamo guardare al futuro con gli occhi del passato!

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