Diari di donne

Da quando avevo 13 anni scrivo un diario.

Forse lei non lo sa, ma l’idea l’ho copiata da una cugina più grande che un’estate, in visita a casa dei miei genitori, mi aveva fatto vedere che ne aveva uno. Da allora ho cominciato ad annotare tutto quello che mi capitava durante il giorno: “alle 18 mi ha chiamato Elsa, poi sono andata a comprare il quaderno a quadretti di matematica. La sera in televisione c’era Beverly Hills…”

Poi crescendo ho cominciato con le confidenze più profonde, le riflessioni, i dubbi, i racconti dei primi amori o delle incomprensioni, i ragionamenti sul significato della vita stimolati dagli studi classici.

E poi sono diventata maggiorenne. Ormai mi sentivo grande per le confidenze da fare al “Caro diario“, avevo meno tempo per riflessioni adolescenziali, ma l’idea di immortalità che ti dava la scrittura non la volevo perdere e non mi ha infatti mai abbandonato. Ho così continuato a tenere un diario che mi accompagnasse nelle esperienze importanti: l’Erasmus in Spagna, il tirocinio in Scozia, il viaggio a NY o quello in Malesia.

E poi ho aperto un blog…

In tutti questi anni di scrittrice di diari, ho sempre pensato “se dovessi finire in un’isola deserta, a parte cibo e acqua, per poter sopravvivere mi basterebbe avere un diario e una penna“, perché ho sempre visto la scrittura come un rifugio, ma anche come l’ultimo appiglio terreno all’incomprensibile significato della volatilità della vita.

Ecco che un giorno mi capita di leggere “Il diario di Anna Frank” perché forse la mia maestra non me l’aveva mai assegnato come libro per l’estate, o forse perché si avvicinava il Giorno della memoria e mi sembrava il modo giusto per commemorare le vittime della Shoah…

E mi riscopro in quei racconti di bambina, e mi rispecchio in quel passaggio all’età matura, e vivo la sensazione di libertà che la lettura e la scrittura riesce a dare anche nella reclusione.

E a poche pagine dalla fine di quel libro, mi ritrovo a passeggiare per le strade di Amsterdam e finisco al 263 di Prinsengracht.

Certe casualità non avvengono per caso, e allora i miei auguri per oggi, donne, ve li faccio con le parole di Anna:

È davvero meraviglioso che io non abbia lasciato perdere tutti i miei ideali perché sembrano assurdi e impossibili da realizzare. Eppure me li tengo stretti perché, malgrado tutto, credo ancora che la gente sia veramente buona di cuore. Semplicemente non posso fondare le mie speranze sulla confusione, sulla miseria e sulla morte.

Vedo il mondo che si trasforma gradualmente in una terra inospitale; sento avvicinarsi il tuono che distruggerà anche noi; posso percepire le sofferenze di milioni di persone; ma, se guardo il cielo lassù, penso che tutto tornerà al suo posto, che anche questa crudeltà avrà fine e che ritorneranno la pace e la tranquillità.”

AnnaFrank