Rinascere ogni giorno

hourglass-620397_1280Le fasi della vita “modello standard” le spiega bene Brunori Sas nella sua “Le quattro volte“:

  1. arrivare alla quinta elementare
  2. prendermi sto diploma
  3. arrivare alla fine del mese
  4. programmare le ferie
  5. prendere una moglie
  6. essere un buon padre
  7. forse prendere la pensione

E nel mezzo capodanni, funerali, prime comunioni…

Ma funziona davvero così anche adesso?

Mi guardo attorno e mi sembra che l’ordine di questa sequenza non rispecchi più le nostre vite e anzi vedo:

  • lauree conseguite a 40 anni,
  • nuove carriere intraprese a 50,
  • figli senza matrimonio,
  • convivenze da universitari,
  • matrimonio n. 1 seguito da matrimonio n.2,
  • coppie a distanza,
  • genitori precari,
  • richieste di divorzio a 70 anni.

Mi sembra come se quella lista di risultati possa essere un gioco di somme nel quale è ammesso cambiare l’ordine degli addendi, e anzi si possa ometterne qualcuno o duplicarne qualcun altro, senza che il risultato cambi.

Forse ormai mi sono talmente abituata che, in tutta sincerità, la cosa non mi dispiace.

Con riferimento in particolare alla sequenza fidanzamento/matrimonio/figlio o diploma/laurea/lavoro-stabile, sempre più credo che, a furia di inseguire quel modello standard che mal si incastra nei ritmi della vita attuale, si finisce col creare dentro di noi insoddisfazione e panico.

Accettare invece forme creative di questo modello ci potrebbe rendere più realisti e più consapevoli.

Siamo pronti ad affrontare un modello nuovo?

CASO N. 1 Persona che torna single dopo 10 anni.

Sono sicura che possiamo facilmente metterci in questi panni. Ed ecco che anche noi, dopo la prima fase di smarrimento e depressione, cominceremmo a sperimentare forme creative di superamento del problema:

  • corsi di salsa/zumba/spinning/danza afro/fotografia,
  • serate tra le più trendy in città,
  • viaggi nelle località più esotiche o gite fuori porta la domenica,
  • abbigliamento più ricercato, taglio all’ultima moda o crescita esponenziale della barba (per i maschi ovviamente!)
  • uscite per locali agli orari più insoliti.

Tutto questo accompagnato da nuove forme di apertura ed emancipazione che tutto sommato non faranno che arricchire la nostra persona:

  • imparare – nostro malgrado – a stirare,
  • scoprire la funzione della ceretta depilatoria (per le femmine… o forse anche per i maschi!),
  • cominciare con una corsetta settimanale e qualche esercizio per riprendere la forma ottimale,
  • provare piacere a leggere, e persino sottolineare, qualche frase dell’ABC del gentiluomo/donna interessante,
  • assaggiare qualche piatto della cucina thailandese pur essendo da sempre fanatici della cucina di mammà,
  • ammettere che la domenica c’è di meglio da fare che guardare il calcio in TV o una stagione intera della nostra serie preferita.

CASO N. 2 Persona insoddisfatta della propria attività lavorativa (precaria, sottopagata, altalenante, etc.)

Immagino che possiamo rivederci in molti in questa condizione passata o presente:

  • chi ha accettato l’ennesimo stage,
  • chi si è iscritto all’ennesimo corso FSE in Management del interior gardening design o in Social strategy delle International relations (che tradotto è: Come coltivare i pomodori sul balcone e Come mantenere una relazione a distanza dopo l’Erasmus),
  • chi passa dalle cooperative sociali alle agenzie interinali, dai co.co.pro. ai contratti stagionali, dall’apprendistato alla partita IVA…

Tutti figli della crisi.

In parte viziati da una classe di genitori che ci ha cresciuto concedendoci quei lussi che a loro erano mancati, in parte vittime di un incastro inceppato tra domanda e offerta dell’ordine universale.

Ma di sicuro dotati di una forza superiore, capaci di reinventarci davanti all’ennesima delusione, di fronte all’ennesimo stage che non diventa lavoro, o contratto che non viene rinnovato, o determinato che non passa a indeterminato.

Capaci di entusiasmarci per un’impresa nuova, disposti a tentare un investimento azzardato, impegnati a fare rete per mettere insieme le risorse necessarie; pronti ad andare in Australia, in Germania, a Dubai o Pechino.

Bene. O Male. (Dipende da come interpretiamo il mezzo bicchiere).

La sentite l’energia e la forza di tutto questo? La totale libertà che può guidare le nostre scelte? “Stasera cinema o pub?”, “corso di portoghese o cinese?”, “capelli corti o lunghi?”, “barba o baffi?”, “running martedì o giovedì? “, “Mando affanculo il capo che mi sfrutta o aspetto la prossima settimana che mi paga il rimborso spese?“… La sentite la viva creatività che ci stimola e ci aiuta a reinventarci ogni giorno?

Ecco.

Allora, quando poi finalmente avremo incontrato una donna/uomo per la vita, quando ci faranno – per grazia di Dio – il tanto atteso contratto a tempo indeterminato,  quando avremo trovato la pace e la realizzazione, non alimentiamo l’emancipazione regredente, please!

Anzi,

  • portiamo i tacchi a lavoro almeno ogni tanto o abbiniamo i calzini alla cravatta se questo ci fa stare allegri,
  • teniamoci in forma con lo yoga mattutino o continuiamo il corso tanto stimolante di spinning,
  • facciamo un aperitivo con le amiche o andiamo a prendere una birra con gli amici il venerdì sera,
  • soddisfiamo il piacere di dare il massimo davanti al nostro capo,
  • alimentiamo la passione con la quale eravamo soliti svolgere i nostri compiti,
  • versiamo l’acqua alla nostra compagna durante la cena (e prepariamola anche noi ogni tanto!!!),
  • teniamo a mente le istruzioni su come cambiare una lampadina, fare benzina al self-service e montare un mobile Ikea anche se ora nella nostra vita c’è un’altra persona addetta a questo,
  • indossiamo sempre un bel pigiama per andare a dormire,
  • manteniamo quella follia che ci fa fare le 4 di notte di mercoledì,
  • organizziamo un viaggio appena possiamo,
  • facciamo foto delle cose belle che vediamo per strada,
  • portiamo nuove idee in ufficio,
  • condividiamo le nostre conoscenze coi colleghi,
  • valutiamo periodicamente la nostra condotta di vita.

Ecco, insomma… Rigiriamo la clessidra e concediamoci un altro giro.

Non smettiamo di rinascere!

Lo dice anche Dario.

“…si può nascere un’altra volta
poi rinascere
ancora un’altra volta se ti va.”

I nostri limiti

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Proprio ieri ero a fare trekking lungo un fiume con degli amici. Lo ammetto: non sono proprio Jane della Giungla in queste occasioni, ma come in tutte le situazioni che non mi vedono molto pratica, all’inizio del percorso la mia mente ha cominciato a creare limiti:

  • Mettere il piede solo sulle pietre che abbiano almeno una parte non immersa nell’acqua, per non bagnare le scarpe;
  • Passare solo dalla via che abbia degli alberi sui quali appendersi per avere presa;
  • In discesa, ridurre la velocità se ci sono parti fangose e scivolose;
  • In salita fare due prove con la scarpa per sincerarsi che il terreno regga il peso.

Ad ogni bivio, ad ogni scelta tra percorso CAI, guado del fiume, ponticello, etc. la mia testa calcolava limiti, velocità, tempi.

Poi l’acquazzone improvviso (si, ok, quest’estate ci siamo abituati, ma meteo.it ieri ha proprio scazzato!?!).

Una pioggia talmente forte e fitta che anche al riparo sotto gli alberi sembrava di essere presi a secchiate.

A quel punto la fuga: una corsa sfrenata per ritornare alla macchina.

Niente più limiti.

Ho corso tra le pozzanghere, immerso le scarpe nel fiume, gattonato fra gli alberi, senza badare a rovi, spine, insetti e fango. Sono arrivata alla macchina completamente fradicia, ma istericamente felice, con un’adrenalina che mi è rimasta in corpo per tutta la sera. E la prima domanda che mi sono fatta è stata: ma perché non ho tenuto lo stesso passo anche all’inizio dell’avventura?

Lo facciamo tutti i giorni in mille situazioni diverse.

  • “Non più di 5 biscotti a colazione”;
  • “Appena supero il record di 250.000 punti, spengo la Play Station”;
  • “Fumo questa e poi basta”;
  • “Un uomo può avere al massimo 5 anni più di me”;
  • “Mi deve chiamare almeno 3 volte, invitare ad uscire almeno 2 volte e gli devo dare buca almeno una volta, prima di accettare un invito a cena a casa sua”.

I nostri limiti sono le nostre sicurezze.

A volte ce li creiamo da soli perché muoverci attorno a dei confini ci dà parvenza di ordine e rigore.

  • Se prendiamo dalla scatola solo 5 biscotti, ci sembra di darci un controllo;
  • Se ci diamo un record da superare, ci sentiamo giustificati a giocare 5 ore ad un videogioco;
  • Se il nostro lui è grandino o non ci sembra troppo interessato ad una relazione stabile, creiamo dei traguardi e degli step fissi per non rischiare di perdere la testa.

Ma quando per fattori esterni ci troviamo ad oltrepassarli, quando ci sentiamo giustificati ad infrangerli, il senso di libertà può essere rigenerante, il nuovo orizzonte può sembrarci talmente ampio da darci una sensazione di potere e forza.

Le nostre insicurezze sono i nostri limiti.

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