YOUinEU. Tu in Europa. Cos’hai da dire?

Con il progetto YOUinEU, Fondazione Sistema Toscana, assieme a Controradio, Centrale dell’Arte, Europe Direct Firenze e Sharing Europe, cerca proprio te per sapere come vivi il tuo essere cittadino europeo e per ricordarti che, se hai voglia di cambiare qualcosa nell’Unione Europea, il 2019 ti offre un’opportunità che si ripete solo ogni 5 anni: andare a votare per eleggere i membri del Parlamento Europeo.

Infatti, dal  23 al 26 maggio 2019 si terranno le elezioni del PE.

Per promuovere la partecipazione al voto e per migliorare la percezione dei cittadini sull’importanza degli strumenti di democrazia delle istituzioni europee, dal 27 febbraio a Firenze si terrà un laboratorio creativo gratuito organizzato da Centrale dell’arte per l’ideazione di flash mob urbani dal forte impatto che irromperanno in piazze, strade e mercati.

-> Leggi il bando per partecipare <-

adesioni entro il 26 febbraio!

Nei mesi di marzo, aprile e maggio infatti, i partecipanti al laboratorio realizzeranno i diversi flash mob tematici nei capoluoghi della Toscana coinvolgendo studenti, universitari, associazioni e autorità locali.

L’obiettivo di YOUinEU è raccontare quali sono le funzioni del Parlamento Europeo e dell’UE, invitando tutti a esprimersi attraverso il voto.

Nei mesi del progetto su Controradio e sui social verrà promossa una campagna di comunicazione per promuovere la piattaforma stavoltavoto.eu, ideata dal Parlamento Europeo, e per incentivare la partecipazione al voto.

A conclusione del progetto è previsto un evento finale aperto al pubblico nel mese di maggio, durante i giorni della festa dell’Europa, con performance musicali, proiezioni video e dibattiti, grazie al coinvolgimento di Europe Direct Firenze, il servizio gratuito di informazione europea rivolta a tutti i cittadini.

Se sei interessato ai laboratori artistici, se vuoi partecipare ai flash mob o se vuoi maggiori informazioni sul progetto, scrivi a stavoltavoto@fst.it

Il progetto è finanziato dalla DG COMM del Parlamento Europeo.

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Benvenuta al mondo, Anita

La Guglielmina Shakespeare è proprio una birbona!

Direbbe così Terry commentando il finale dello spettacolo “Buon Natale, Amleto!”. Perchè quel William (che Terry leziosamente chiama Guglielmina) i sentimenti li sa mettere in scena a pieno nei suoi personaggi e lo spettatore – ma anche lo stesso attore – si ritrova dentro una scena senza capire se sia recitazione o uno spaccato di vita.

E’ proprio quello che è successo al gruppo master della scuola di teatro di Centrale dell’Arte, impegnato fino a gennaio di quest’anno a preparare lo spettacolo liberamente tratto da Nel bel mezzo di un gelido inverno.

Un gruppo affiatato, ma a tratti stanco e demotivato, intraprende questa avventura nel lontano settembre 2016, ma nonostante i buoni propositi di andare in scena in primavera, il primo anno passa senza portare a compimento la missione. E nel mentre…

…c’è chi avvia una nuova impresa lavorativa e chi si fidanza e giura amore eterno sull’altare. Chi si trova a  lottare con tutte le sue forze e a superare una battaglia davvero difficile. E chi consegue a pieni voti il meritato traguardo della laurea. C’è chi si divide tra ruolo di padre, marito e allievo e chi intraprende il suo primo lavoro da adulto.

E intanto io, la Molly della piéce, mentre distribuisco “stuoini, sacchi a pelo e stufette” allo scalmanato gruppo di attori, mi commuovo davanti ad un “110 e lode“, brindo col primo vino dell’azienda agricola appena avviata, mi riempio il cuore poggiando la mano su una pancia che batte di un nuovo cuoricino, mi incazzo – per poi scusarmi costernata – con chi, distratto e appesantito da vicende familiari a me sconosciute, si mostra a tratti poco partecipe e collaborativo…

E nel mentre si studiano i personaggi e si distribuiscono le parti.

E prende corpo Vernon, un bravissimo attore che affoga nell’alcol le sue insicurezze. E Nina, una forte giovane donna che affronta il mondo mettendo un filtro sfocato alle brutture che vuole sconfiggere. E Pfadge, un’artista geniale, tenace e generosa. E poi Henry, un bruto dal cuore tenero e paterno. Terry, un’eccentrica checca che regala al mondo un sorriso con la sua invadente ironia. E poi Tom, un professionista pignolo in attesa di sbocciare. E Joe, l’egocentrico visionario.

E infine c’è Virna, l’adolescente goffa e imbranata, frutto della forza dell’intero gruppo, che sotto sotto nasconde il miracolo che ha dato la leva per andare in scena il 30 gennaio 2018.

Virna custodisce il miracolo della vita.

Di una nuova nascita.

Di un nuovo inizio.

Grazie di cuore, piccola Anita.

 

Il pensiero positivo

Ovunque nel mondo delle soluzioni esistono“. Cit Domani – Il film

Era dai tempi del mio Erasmus in Spagna, ahimè 13 anni fa, che non mi capitava di fare un botellón.

Poco si differenzia nella forma dal “farsi una bevuta in Santo Spirito“, ma mentre ero lì, in Piazza Santa Croce, ho proprio pensato: “CAVOLO, questo è un botellón!

Perché c’erano gli spagnoli, c’era la musica, c’era la birra del pakistano e il vino comprato al supermercato, c’era la sensazione di essere tutti parte di un rito, fatto di incontro e condivisione.

Mi trovavo lì per caso, erano venuti in visita a Firenze degli amici di Torino con i quali da poco avevo vissuto l’esperienza tedesca del JobAct Summer Camp e ci eravamo dati appuntamento con altri ragazzi del gruppo.

Vi auguro una buona serata, ragazzi“: ci accoglie così un uomo di colore, africano, sulla quarantina, non il solito senegalese  con la cassetta di legno piena di accendini, cartine e braccialetti che prova ad attaccare bottone chiamandoti Miss Italia o mostrandoti come conosce bene i proverbi italiani.

No. Lui non era convenzionale: in camicia, orologio al polso, occhiali da vista in celluloide, accento francese e un tubo di braccialetti che accompagnavano il suo gesticolare piuttosto che essere l’oggetto delle sue conversazioni.

Stava parlando con altri ragazzi sulle scale della chiesa, ma quando arriviamo noi, si volta e prima di andare via ci lascia questo augurio:

A questo mondo, rispetto al passato, non ci manca niente: abbiamo un po’ di salute, un po’ di famiglia, un po’ di amici, un po’ di lavoro, un po’ di pace, un po’ di amore… solo ci manca il pensiero positivo. E per coltivarlo abbiamo bisogno di tre cose:

  1. una mente aperta
  2. un orecchio capace di ascoltare
  3. un’anima che sa comunicare.

Quindi, ragazzi, vi auguro di stimolare il vostro pensiero positivo“.

La serata è proseguita tra nuove conoscenze, chiacchiere sulla città, film, teatro, viaggi, satira… Senza rendercene conto, poco a poco la piazza si è spopolata, e noi 4 sempre lì su quei gradini, ultima sigaretta in mano o sorso di birra in bocca, non curanti del primo freddo settembrino, ma avidi di non porre fine a quella piacevole serata.

Ad un certo punto sono stata io a dire: “Bè, signori, sono le 2.30. Si va?” e solo in quel momento ci siamo accorti che eravamo rimasti gli unici in una piazza deserta. Su quei gradini. Davanti allo sguardo di Dante. Fra decine e decine di bottiglie vuote.

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Questa ovviamente non è piazza Santa Croce

Ci guardiamo intorno, in silenzio, e forse perché tutti venivamo dalla recente esperienza in terra tedesca, pensiamo: “Qui ci sono almeno 50 euro di reso. Se fossimo in Germania, la piazza sarebbe pulita e quel “promotore del pensiero positivo” potrebbe campare di questo“.

Eh sì, perché lì ad ogni concerto, festival, sagra o festa, la spazzatura viene smaltita dagli stessi esercenti che invogliano il pubblico a restituire il bicchiere o la bottiglia ricevendo indietro il costo precedentemente addebitato. Abbiamo cominciato a fantasticare su come educare i giovani a lasciare i luoghi pubblici puliti, a come farla diventare una cosa “normale” e non solo una cosa multabile; abbiamo aperto la nostra mente, ci siamo ascoltati a vicenda e abbiamo comunicato le nostre idee o esperienze.

Siamo tutti responsabili del mondo che restituiamo alle generazioni future, in termini di risorse e valori e ci sono tante buone pratiche che varrebbe la pena trasferire e adattare ad altri contesti e luoghi. E allora ho deciso di scrivere questo post per condividerne alcune, mossa dalla visione di questo film documentario, che di spunti ne offre tanti.

Per info sul film visitate la pagina facebook Domani Il film.

E voi siete pronti a sviluppare il vostro pensiero positivo?

 

JobAct Summer Camp in Germania ad agosto

E mentre a Brussels si cerca di gestire il BREXIT, l’Ungheria parla di costruire muri, e la Nazionale di calcio è tornata a casa dagli Europei in Francia perdendo contro la Germania, io torno a vivere e costruirmi l’Europa che più amo e così a metà agosto vado in Germania per il JobAct Summer Camp.

Si chiama JOBACT™ ma non si tratta di una nuova riforma del lavoro, è bensì un metodo di pedagogia teatrale che spinge giovani uomini e donne a trovare la motivazione e la forza per partire o ripartire con il lavoro e la loro vita, da qui l’unione delle due parole JOB+ACT.

Il creatore di questo modello, ProjektFabrik, da qualche tempo si sta impegnando per esportare queste tecniche in altri paesi europei e infatti avevo avuto modo di provarne un assaggio lo scorso autunno durante un laboratorio di 2 giorni organizzato a Firenze da Vivaio per l’intraprendenza.

Ma proprio qualche giorno fa il progetto di diffusione di questo modello ha ottenuto una nuova leva, grazie alla bellissima notizia ricevuta dall’Agenzia Erasmus Plus tedesca.

L’azione K1 di questo programma – che finanzia infatti progetti di mobilità in tutta Europa – ha approvato il finanziamento del JOBACT/EU SUMMER CAMP 2016, un workshop internazionale a Witten, in Germania dal 17 agosto al 1 settembre – per giovani europei tra i 18 e i 28 anni.

Si tratta di una full immersion in un training teatrale di gruppo, insieme ad altri giovani provenienti da Francia, Germania, Italia e Ungheria, che si concluderà con la rappresentazione dello spettacolo teatrale costruito durante il Camp.

Il mio compito è quello di accompagnare gli otto partecipanti in partenza da Firenze. Le iscrizioni sono aperte sul sito di Vivaio per l’Intraprendenza e scadono il 22 luglio.

IMPORTANTE! Il workshop è gratuito: i costi di volo, vitto e alloggio sono coperti da Erasmus plus, quindi per partecipare basta solo pagare una quota d’iscrizione di 100 euro.

Maggiori info sul flyers del camp.

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