#10 La mia Turchia oggi

In tutte le cose c’è un prima e un dopo.

Si, all’inizio c’è un prima.

C’è un “prima nell’infanzia” nel quale i turchi per me erano omini bassini, un po’ scuri, fumatori accaniti su tappeti colorati come quelli che aveva portato mio papà da un viaggio, e le turche erano tutte danzatrici del ventre con veli colorati sul viso e monetine sonanti a colpi di fianchi.

C’è un “prima nell’adolescenza” in cui a questo aggiungevo l‘occhio di Allah contro il malocchio, tipico souvenir rivogato da chi ritornava da quelle terre, in versione ciondolo, braccialetto, spilla, elastico per capelli, etc. e il kebab, simbolo degli spuntini fuori orario nelle vie del centro.

C’è un “prima sui libri dell’Università” sui quali leggevo di non rispetto dei diritti umani, di strage degli Armeni, di invasione di Cipro, di Islam.

E poi c’è un dopo.

C’è un “dopo avere scoperto Istanbul“, che mi ha accolto col profumo inebriante di caramelle e melograno, di rosa e tè; mi ha mostrato i pescatori e i gabbiani sul ponte di Galata; mi ha avvolto nel mesto silenzio a capo coperto e piedi scalzi delle tante Moschee; e ancora mi ha stordito al suono del Muezzin e delle piazze piene di gente al tramonto in un Ramadan di fine agosto.

Le donne di Istanbul

C’è un “dopo avere scoperto la Cappadocia“, un tempo sospeso come le mongolfiere che mi svegliarono al mattino e mi fecero catapultare in un luogo favoloso tra grotte e canyon, in cui l’unico rumore era quel “fuuuuuuuuuuuuuuu…” della fiamma dei palloni.

C’è un “dopo 2 meeting di progetto a Kirsehir e Bursa“, in cui ho visto le loro scuole accolta da canti e danze, i loro centri ricreativi coi corsi di arabo, ricamo, zumba e PC, in cui ho preso il tè nelle loro sale adibite, in cui mi sono spiegata a gesti col tassista, ma ho dovuto migliorare la pronuncia davanti al prof di inglese, in cui al ritorno ho messo in valigia i doni dell’accoglienza, fatta di sorrisi, disponibilità e professionalità.

E continuo a credere sempre più che solo il costante viaggio versa la conoscenza allontana dalla nostra vita false paure e inibizioni.

Concludo allora con una frase di un libro che comprai in quella terra, di ritorno dal mio primo viaggio lì e che oggi, grazie allo spettacolo di Pupi e Fresedde, a Rifredi mi ha fatto venire voglia di condividere i miei pensieri qui.

Non posso cambiare la direzione del vento,
ma posso aggiustare le vele
per raggiungere sempre la mia destinazione.

La Bastarda di Istanbul – Elif Shafak
bastarda di Istanbul
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#8 in her shoes… o hijab

Sono appena tornata dalla Turchia, in occasione del V meeting del progetto Feeling Younger by Getting Older, il primo da  quando ho cominciato la Palestra della palestra.

Condivido con voi un dialogo e una riflessione.

A cena al tavolo con Federica – italiana-, Eleonora – cipriota- e Yunus – turco.

Eleonora: Sai, Yunus, io sono nata in quella parte di Cipro che voi turchi avete preso. A SETTE ANNI, con la mia FAMIGLIA sono stata cacciata via dalla MIA CASA, per tanti anni non ho potuto ritornarci e quando hanno aperto nuovamente gli accessi e l’ho rivista, c’era una nuova famiglia “turco-cipriota” che ci stava vivendo…
Per me voi siete da sempre i miei NEMICI!
Quella era la MIA CASA! Io la rivoglio!


Federica: Eleonora, non pensi che se tu ora tornassi in quella casa e la richiedessi indietro, e cacciassi la FAMIGLIA che ci vive da 40 anni, diventeresti il NEMICO di quella bimba di SETTE ANNI che è nata lì e considera quella la SUA CASA
… ? Forse l’unica soluzione è bloccare questo circolo vizioso: sarete tutti vincitori.

Non so se si possa davvero porre fine ad una guerra/resistenza con un CRG (Calibrazione – Ricalco – Guida) e una domanda retorica, ma io voglio pensare che in questo caso abbia funzionato davvero.
A fine meeting Eleonora chiedeva di farsi le foto con le giovani turche, a piedi scalzi e con in testa il velo (hijab) come lo portano loro… e sorrideva, sorrideva, sorrideva…

 

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– Per approfondire la questione turco-cipriota, vedi anche #4 da sud a nord

#4 da sud a nord

Ovvero da Cipro all’Islanda.

Ed è tornato l’autunno e durante questa mezza-stagione anche quest’anno ho preparato la valigia e ho cominciato a “vagabondare” per l’Europa.

La prima occasione è stata la seconda edizione del seminario organizzato dal Comitato Economico e Sociale Europeo sulla Libertà dei media nei paesi EuroMed, di cui potete trovare una raccolta di materiali che ho fatto al mio rientro.

Destinazione: CIPRO.

Le riflessioni sul tema sono state tante, ma, da europea, la cosa che mi ha fatto pensare di più è stata la vista di Nicosia dall’alto, la vista di una bandiera turca sulle colline attorno alla città. Al mio rientro ho fatto una ricerca e ho dedicato una puntata radiofonica proprio a questo argomento: l’occupazione turca di Cipro.

Poche settimane dopo essere stata ai 28 gradi di Nicosia e Larnaka, è stata la volta di Reykjavik, dove ad accogliermi è stata la neve e una temperatura attorno allo 0. Per descrivere l’ISLANDA in due parole basta dire: CALORE (della terra vulcanica, ma anche della gente, alla faccia di chi dice che al nord sono freddi!) e UMIDO (dell’aria che nasconde l’orizzonte).

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#iceland

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Saranno anche quanto la metà degli abitanti di Genova, faranno anche in media 2,7 abitanti a Km quadrato, ma a me gli islandesi son sembrati aperti al mondo, preparati e professionali, e comunque capaci di sfruttare e godere delle proprie risorse.

Vi lascio con due curiosità su questo paese:

  1. la prima è che gli islandesi invece di incontrarsi al pub preferiscono incontrarsi nelle piscine all’aperto dove, dopo un’accurata igiene del proprio corpo (vedi foto), è possibile stare a mollo nelle vasche a temperature variabili mentre nevica o c’è il sole (?), all’alba o dopo cena, a 13 come a 80 anni.
  2. la seconda è legata ai cognomi. Per farvi capire meglio: se mio papà si chiama Giulio ed io sono sua figlia, il mio cognome sarà Giuliodottir; se sono invece suo figlio, mi chiamerò Giulioson… si, proprio così: un fratello e una sorella hanno due cognomi diversi! Potete immaginare quindi che confusione a ricostruire il grado di parentela… anche se, a pensarci bene, più o meno sono tutti parenti! 😛

Seguirà racconto sugli altri punti cardinali!